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lunedì 12 maggio 2014

Tante mandorle e un po' di crisi di identità

Dopo un breve viaggio in Italia pieno di amore e tanto buon cibo, io l'aspettavo al varco.
Tornata alla normale vita australiana, sarà un po' per la nostalgia di casa, la malinconia delle bellissime giornate passate con le persone a cui voglio più bene al mondo, sta di fatto che anche quest'anno eccola li: la mia dannata crisi di identità!
Ingegnere o food-qualcosa?!?
E come ogni anno la risposta è...si, il mio lavoro mi piace, qui a Sydney è super, MA...ma la passione per la cucina è viscerale, non riesco a darle un freno, MA...cosa fai molli tutto, poi per cosa?!?...ma, ma, ma e ma, eccheccavolo! Per favore qualcuno mi può dare la risposta a questo dilemma esistenziale?!

Nell'attesa di trovare una risposta che chissà se mai arriverà, ho deciso di rimettermi a scrivere questo mio diario e quale miglior motivo per farlo se non partecipare al contest di una delle più grandi (non in statura, ok, ma tra i 12 cm di tacco e il suo carattere da vera donna con gli zebedei, altro che alta...diventa altissima!!!) ed ammirate blogger, la dolcissima Ste!
Poi mettici pure che a me le mandorle piacciono un sacco ed ecco che come fai a dire di no ad un contest così :)!

Dopo mesi di "inattività" un po' in cucina e soprattutto da blogger, mannaggia quanto è difficile farsi venire idee interessanti.
Ed eccomi li ad arrovellarmi per trovare qualcosa che possa essere all'altezza e, pensa che ti ripensa, ecco a cosa sono approdata...

Se il tema è "per un pugno di mandole", che mandole sia, dall'inizio alla fine. Magari un po' più di un pugno, ma mandole mandole e solo mandorle!

Ora, c'è da dire che l'Australia, per quanto la osanni sempre come un paese strafigo con buona cucina e ottimi ingredienti, sulle mandole mi cade un po', un po' tanto...
Mi ricordo che un anno fa, appena arrivata, avevo ritrovato sperdute in una tasca della borsa delle mandole di Avola - ecco, ora non chiedetemi cosa ci facessero delle mandole buttate a caso nella borsa, perché io lo so che anche voi nelle vostre borse avete cose che viaggiano con voi per mesi e anni, così, "perché non cambio mai la borsa perché almeno so che in quella ho già tutto quello che mi serve."...e a quanto pare, anche qualcosina di più di quello che serve!-. Tornado a noi, mi ricordo che assaggiando quelle mandorle dopo aver mangiato quelle australiane, ho subito pensato che ci fosse un abisso, che quelle si che erano mandorle, non quelle australiane che di mandorla hanno solo il nome e che in realtà sono dei pezzi di plastica molla a forma di mandorla grassa -si, perché sono più tondeggianti e paffutelle!

Detto ciò, non oso immaginare come questo dolce potrebbe essere delizioso se fatto con le mandole vere, quelle siciliane, le uniche che possano essere chiamate MANDORLE.

Anyway, se mandorla deve essere, che mandorla sia, in tutto e per tutto.

Una mousse di mandole che nella mia testa avrei voluto fare senza panna, ma per fare questo avrei dovuto avere il sifone -credo, ma che con un goccino di panna (pochissima!) prende quella cremosità, che vi dirò, male male non sta! Bisogna metterne pochissima, giusto il minimo indispensabile per rendere fluffy la "mousse" che ho fatto mettendo in ammollo per una notte le mandole, frullandole poi con dei datteri e un cucchiaio di malto di riso per ottenere una crema di mandole leggerissima. E per darle quel goccino di dolcezza in più ho aggiunto un cucchiaio di zucchero di canna integrale che ci ha regalato la mamma della mia dolce metà :).

Fatta la mousse ci vuole un po' di croccantezza e, oltre al semplice croccante di mandole, vuoi non fare un biscotto leggero fatto solo con mandole, albume, pochissimo zucchero e un pizzico di cannella che con il dattero ci va a nozze.

E con il tuorlo che avanza? Niente di meglio che una crema inglese all'arancia che "pulisce" il palato dalla cremosità della "mousse" e che trasforma il biscottino croccante in qualcosa di delizioso.
Ovviante la crema inglese fatta con il latte di mandola. Comprato direte -e sperate- voi...ma va?!? Perché rendersi la vita semplice quando ce la si può complicare per bene?!
E così eccomi a fare anche il latte di mandorla. Semplicissimo. 1 cup di mandorle in ammollo per 36 ore, scolate e frullare con 4 bicchieri (...facciamo 3! E ora vi spiego il perché!) di acqua.
Un'operazione di una semplicità disarmante se non fosse che la tenuta stagna del vostro food processor lascia il tempo che trova e vi ritrovate ad avere latte di mandola lanciato vorticosamente per tutta la cucina -_-! Ma come ciascuna di voi, mica mi faccio abbattere da una cosina così e alla fine, credo che un 3 bicchieri di acqua li dentro siamo rimasti per formare un super denso e mandorlosissimo latte di mandorla!
Le mandorle tutte sparasciate le ho poi messe in forno di modo che di asciugassero formando così la farina che ho usato per il croccante e i biscotti. Perché in cucina non si butta mai via niente :)!



Semplicemente Mandorle 


Per il latte di mandorla (non zuccherato):
1 bicchiere di mandorle con la pelle
3 bicchieri di acqua

Lasciare in ammollo le mandorle per 36/48 ore cambiando l'acqua ogni 12 ore. Quindi scolate le e mettetele nel frullatore con l'acqua e frullate finché le mandole saranno ridotte in poltiglia.
Se avete solo il robot da cucina frullate prima le mandole con un bicchiere d'acqua e poi aggiungete il resto dell'acqua.
Filtrate il tutto con un colino.
Le mandorle frullate potete poi disporle su una teglia e metterle in forno a 100 gradi finché non si saranno asciugate. Ecco li che avete la farina di mandorle. La mia è rimasta grossolana ed è come la volevo (perfetta sia per biscotti che per il croccante!)

Per il biscotto di mandorle:
1 albume
3 cucchiai di zucchero semolato fine
10 cucchiai di farina di mandorle
1/2 cucchiaino di cannella

Montate il bianco d'uovo con un pizzico di sale e quando fa i picchi aggiungete lo zucchero un cucchiaio alla volta. Quindi aggiungete la farina di mandorle e la cannella e mescolate il tutto finché non avrete ottenuto un composto omogeneo.
Rovesciate il composto su un foglio di carta da forno e copritelo con un secondo foglio e appiattite tutto con il mattarello fino a raggiungere 1mm di spessore.
Togliete il foglio superiore, trasferite su una teglia e infornate per 10 min a 200 gradi. Mettete il biscotto su una gratella e lasciatelo raffreddare leggermente. Sarà un po' mollo. Non spaventatevi. Togliete la carta da forno e trasferitelo sulla griglia del forno con la parte che era a contatto con la carta rivolta verso l'alto.
Fare cuocere a 100 gradi per 15 min e lasciate raffreddare nel forno. Diventerà croccantissimo.

Per la crema inglese all'arancia:
125 ml di latte di mandorla
1 tuorlo
3 cucchiai scarsi di zucchero
1 pezzetto di scorza d'arancia

Mettete a scaldare il latte di mandorla con la scorza senza farlo bollire.
Nel frattempo con una frusta montate il tuorlo con lo zucchero, quindi aggiungete il latte (anche la scorza) Mischiate bene di modo che il composto diventi omogeneo e rimettete sul fuoco basso continuando a girare con la frusta.
Quando si addensa (dopo 3 minuti circa) senza che bolla è pronta.
Trasferitela in una ciotolina, aggiungete una grattati a di scorza d'arancia e tenetela da parte.

Per il croccante:
3 cucchiai di zucchero semolato
3 cucchiai di farina di mandole (non fine o mandorle frullate grossolanamente)

Preparate sul piano di lavoro due fogli di carta da forno e il matterello.
In una casseruola dal fondo spesso fate sciogliere lo zucchero a fuoco medio. Quando diventa di colore ambrato (fate attenzione che non si bruci) - 3 minuti circa - abbassate il fuoco al minimo e aggiungete le mandorle. Girate bene di modo che si amalgamino al caramello. Fate colare il composto su un foglio di carta da forno, coprite con il secondo e stendetelo con il mattarello fino ad uno spessore di 2 mm. Riponete in freezer avvolto nella carta da forno e dopo 10 minuti -sarà solidificato- tagliatelo a pezzetti piccoli (2mm circa). Otterrete così una sorta di pralinato.

Per la mousse:
60 gr di mandorle con la pelle
3 datteri
1cucchiaio di malto di riso (o miele di acacia)
Panna montata q.b. (4 cucchiai colmi)
1 cucchiaio di zucchero di canna integrale

Lasciate in ammollo le mandole per una notte, quindi scolatele e frullatele.
Mettete in ammollo i datteri privati del nocciolo per 2 min in acqua bollente, quindi togliere la buccia e metteteli nel frullatore con le mandorle, aggiungete anche il malto di riso (o miele). Frullate il tutto e tenete da parte.
Montate la panna senza zucchero.
Prelevate 80 gr di composto di mandorle e aggiungetevi due cucchiai di panna. Mischiate energicamente. Aggiungete poi delicatamente gli altri due cucchiai di panna.
Incorporate il croccante (tenetene da parte un pochino per la guarnizione!) e mettete in un sac a poch dal beccuccio largo -di modo che i pezzetti di croccante passino...non come ho fato io che avendo quello piccolo, mi si sono inceppati -_-!

Montate il dolce:
mettete sul fondo senza essere troppo precise la crema inglese, poi un pezzo di biscotto rotto con le mani irregolarmente, un po' di mousse, un'altro pezzetto di biscotto più piccolo, la mousse, il biscotto e ancora un pochino di mousse. Mettete sopra la spolverata di croccante e...Enjoy!



Insomma, come primo post devo dire che mi sono difesa bene...è chilometrico mannaggia :)!

Con questa ricetta partecipo al contest di Ste "Per un pugno di mandorle":



Un bacino grandissimo a tutte e uno speciale a Ste, Benny e Vaty!!!



venerdì 5 aprile 2013

La panna cotta senza panna

Ragazze, vi ho fatto la pannacotta senza panna…In realtà non la ho neppure cotta…mmm...si, effettivamente con la pannacotta non c'entra un tubo, ma le assomiglia un sacco ed è buona, loggiuro!"

Ma se non è fatto con la panna, cosa c'è?! Latte di mandorla e riso basmati...nulla di più :)! Volevo fare un dolce piacevole, ma leggero e così sono partita dal procedimento utilizzato per fare la pannacotta e ho sostituito semplicemente la panna con del latte di mandorla e riso. Basta aumentare un pochino le dosi di gelatina alimentare perché il latte di mandorla è un po' meno denso della panna ed il gioco è fatto!

Facciamo che lo chiamo budino che è meglio! Consistenza ottima, morbido e cremoso, ma per niente “mappazzoso”. Unito alle fragole è fresco e piacevole e il croccante da quel quid in più che sta proprio bene! 

Budino di latte di mandorla


Per 5 budini: 
500 ml di latte di mandorle e riso 
15 gr di gelatina alimentare 
2 cucchiai di zucchero di canna integrale 

Per il croccante di mandorle: 
5 cucchiai di zucchero semolato 
2,5 cucchiai di mandorle a lamelle 

Per le fragole: 
250 gr di fragole 
1 cucchiaio di sciroppo d’acero 



Per il budino: 

Mettete in ammollo in acqua fredda la gelatina alimentare per 10 minuti. Nel frattempo mettete a scaldare il latte di mandorle e riso con lo zucchero, senza farlo bollire, spegnete il fuoco e aggiungete la gelatina alimentare strizzata e fatela sciogliere mescolando con un cucchiaio. Versate il composto negli stampini (io ho usato quelli in alluminio usa e getta). Riponete in frigo per almeno 2 ore (in caso non solidificassero, metteteli 10 minuti n freezer e poi rimetteteli in frigo!). 

Per il croccante: 

Fate tostare le mandorle per 5 minuti a fuoco medio in una padella antiaderente rigirandole spesso di modo che non si brucino. Disponetele su un foglio di carta da forno allargandole bene. 

Mio modo - per avere un croccante più sottile (semplicissimo, ma bisogna prenderci la mano!): Fate sciogliere lo zucchero in un pentolino e quando sarà liquido e ambrato rovesciatelo sulle mandorle e coprite subito con un altro foglio di carta da forno, passatevi sopra immediatamente il mattarello di modo da distribuire lo zucchero caramellato tra le mandorle. 

Modo universale: Fate sciogliere lo zucchero in un pentolino e quando sarà liquido e ambrato, togliete dal fuoco e aggiungete le mandorle a lamelle, mescolate velocemente e versate tutto su un foglio di carta da forno, coprite con un altro foglio e appiattite con il mattarello. (Operazioni da fare velocissime perché il caramello si solidifica molto in fretta!). 

Riponete in frigo e al momento di servire spezzatelo con le mani in modo grossolano. 

Per le fragole: 

lavatele e tagliatele a cubetti. Mettetele in una ciotola, aggiungete lo sciroppo d’acero e 2 cucchiai di acqua fredda. Mettete in frigo per almeno mezz’ora. 

Componete il piatto: sformate il budino immergendolo 5 secondi in acqua calda. Aggiungete le fragole e il croccante a vostro piacimento.




venerdì 11 gennaio 2013

Un dolcino ce lo concediamo?!

Dieta dieta dieta e dieta e che pizza con sta dieta! A volte sgarrare fa bene (autoconvincimento!) e mai come nel week end uno strappo alla regola è più che lecito, ma senza esagerare altrimenti tutti i sacrifici fatti durante la settimana se ne vanno a farsi friggere! 

Con questa ricetta potete toglievi lo sfizio del dolce senza sentirvi troppo in colpa...ammesso che non siate come me che appena vedo il gelato non capisco più nulla e sarei capace di mangiarmene una vaschetta da 1 kg comodamente da sola :)! Lo adoro e non so resistere...se me lo vedo li...poi si scioglie, sarebbe un peccato non mangiarlo...


Prima della ricetta vi do una mega notizia: non perdetevi il post di Lunedì! E’in arrivo un nuovo Contest!!! 
Vi do solo due indizi: Azienda Agricola Mariangela Prunotto e Chef Claudio Sadler...Vi ho incuriosite vero?! Vi aspetto numerosissime!!!


Ed ora la ricetta, semplice che più semplice non si può. 

Ananas caramellato con cannella e gelato alla panna 


Per 6 persone:
1 ananas maturo 
8-10 cucchiai di zucchero di canna 
cannella q.b. 
gelato alla panna 



Tagliate il ciuffo dell’ananas e il fondo e, appoggiando il fondo su un tagliere, tagliate via la buccia. Tagliatelo in 4, privatelo del torsolo centrale e dividete ancora le fette in due. Ricavatene dei triangoli (in realtà sono dei trapezi…sono un’ingegnere, lo so :)!)dello spessore di 1 cm. 

Mettete l’ananas in una padella antiaderente e spolveratelo con lo zucchero di canna e la cannella (a piacere) e fatelo cuocere per 12-15 minuti o finché lo zucchero non sarà sciolto e l’acqua rilasciata dall’ananas non sarà evaporata facendo sì che lo zucchero caramellizzi. Spegnete il fuoco. 

Impiattate: mettete una pallina di gelato nei piattini e accompagnatelo con l’ananas caramellato.



L'ananas non brucia i grassi come tutti spesso diciamo, ma è un frutto che fa benissimo! Contiene un enzima in grado di digerire le proteine, è per questo che è consigliabile consumarlo alla fine di un pasto soprattutto se si è mangiata carne o comunque molti cibi proteici. Inoltre le sue proprietà diuretiche ne fanno un'ottimo alleato nella guerra contro quella brutta bestia della cellulite! Attente però che gli enzimi che aiutano la digestione delle proteine vengono distrutti a contatto con il calore, quindi questa ricetta vi farà fare tanta pipì, ma non vi farà digerire meglio tutto quello che avete mangiato prima :)!

Il gelato potete usare quello che più vi piace, io ho usato quello alla panna, ma sono perfetti anche crema, fiordilatte e, perché no, il gelato allo yogurt o al cocco!

venerdì 21 dicembre 2012

Tiramisù di panettone

La crema al mascarpone è un must come accompagnamento per il panettone, questo è risaputo, ma per proporlo in un modo un pochino diverso perché non fare un TIRAMISU’ DI PANETTONE?!?! 

Veloce e semplice da fare è di sicuro effetto e in un batter d’occhio diventa un dolce home made che, a parer mio, fa sempre più piacere ed è meno anonimo del banale panettone (mi riferisco a quelli comprati, sia chiaro, perché se il panettone lo fate voi con le vostre manine, il discorso cambia completamente!). Natale è pur sempre una Festa da trascorrere con chi si ama e credo che non ci sia nulla di più bello di cucinare per le persone a cui si vuole bene! 

Bando alle ciance, che sotto Natale, il tempo passa più velocemente del solito! 

Tiramisù di Panettone 


Per 10-12 persone:

1 panettone (o un pandoro se lo preferite) 

per la bagna: 
½ bicchiere d’acqua 
¼ di bicchiere di Limoncello 

per la crema al mascarpone: 
250 gr di mascarpone 
2 uova 
4 cucchiai di zucchero semolato 
1/2 bacca di vaniglia 



Innanzitutto preparate la crema di mascarpone
in una ciotola mettete i tuorli, lo zucchero e la polpa della bacca di vaniglia e sbattete con una frusta a mano per 1 minuto. Aggiungete il mascarpone amalgamandolo con la frusta (se volete fare prima usate le fruste elettriche). A parte montate a neve ben ferma gli albumi con un pizzico di sale (dovrete ottenere una massa compatta e soda). Incorporate 1/3 degli albumi montati a neve al composto di mascarpone e mischiate energicamente con la frusta a mano di modo da allentare il composto. Incorporate quindi delicatamente, mescolando dal basso verso l’alto, gli altri 2/3 degli albumi. Tenete da parte (se non la usate subito riponetela in frigo). 

Preparate la bagna mischiando acqua e limoncello. Non aggiungete zucchero perché già il panettone è dolce di suo e il limoncello contiene zucchero. 

Tagliate a fette il panettone e ricavatene dei rettangoli più o meno uguali o dando loro la forma che più si addice alla forma del recipiente che avrete scelto (il panettone è morbido quindi è facile fare dei “tappulli” laddove manchi!). 

Montate il tiramisù di panettone: 
Sul fondo mettete un pochino di crema (giusto 2 cucchiai). 
Fate uno strato di panettone e con un cucchiaio inumiditelo con la bagna senza esagerare perché il panettone è già umido di suo, ma un leggero aroma di limone ci sta molto bene. 
Coprite con la crema. 
Fate un altro strato di panettone – bagna e crema. 

Con i ritagli di panettone rimasto fate il crumble
Tagliatelo grossolanamente a pezzetti piuttosto piccoli e mettetelo in una padella antiaderente. Fatelo cuocere a fuoco medio rigirandolo di tanto in tanto di modo che si asciughi. Tenetelo da parte e quando sarà freddo fate rotolare i pezzetti di panettone tra le mani ottenendo delle briciole, crumble per l’appunto. 

Disponete il crumble sopra al tiramisù e riponete in frigo. 

Come ogni tiramisù che si rispetti più riposa meglio è, quindi il top è farlo un giorno per l’altro o va benissimo la mattina per la sera. Sappiate che deve riposare almeno 3-4 ore prima di mangiarlo. Toglietelo dal frigo mezz’oretta prima di servirlo.

E la foto?! Non c'è! E vi chiedo scusa, ma questo dolce lo ho preparato con la mia super collega Silvietta, ieri in veste di sous-chef, per festeggiare il Natale a lavoro tutti insieme!!! Ci siamo impossessate della cucina per tutto il giorno e abbiamo preparato aperitivo, risotto e dolce per SOLO 50 persone!!! Fantastiche! E così, stremata da 3 round di risotto da 1 kg l'uno ho portato in tavola il dolce e ovviamente ho dimenticato di fotografarlo! Ma volevo comunque pubblicare questa ricetta, sia perché richiesta a gran voce dai miei colleghi sia per dare un'idea in più per Natale! 
E poi, non pensate che sia più bello, in un'occasione come il Natale, metterci ancora di più il "vostro tocco"?!?! Perché alla fine spesso si tende sempre a preparare la ricetta così come la si vede in foto e così, questa volta...sbizzarritevi con la fantasia nelle decorazioni :)!!!

p.s. per inciso...ma i Maya, li ha visti mica qualcuno?!?! :)

mercoledì 28 novembre 2012

Che Starbooks è senza pudding?!

Ormai Starbooks e pudding sono due parole che vanno a braccetto per me :). Sarà la mia vena "english" che in realtà non so da dove spunti visto che di english nel DNA non ho un tubo, o semplicemente la curiosità per questo dolce di cui ho sempre sentito parlare, che mi ha sempre incuriosito e che ho sempre reputato troppo difficile da fare per cimentarmici...Errore! Errore mega galattico!
Questo dolce è facilissimo da fare, ne avete le prove qui e le avrete nel seguito del post!


Sono arrivata alla conclusione che il pudding sta ai paesi anglofoni come la torta di mele sta a noi. Mi spiego meglio: ci saranno 987654321 tipi di pudding diversi, fatti con il riso, con il pane, con il panbrioche, con la melassa, con il cioccolato, la marmellata e con chi più ne ha più ne metta! Esattamente come per noi la torta di mele: c'è quella melosa che più melosa non si può, quella con le mele sopra, sotto o forse di lato, quella con l'aggiunta di uvetta, cioccolato o quello che c'è in dispensa e il risultato, come per il pudding, è sempre qualcosa di delizioso!
Questo è il secondo pudding della mia vita e con il primo non c'entra un fico secco, ma non per questo era meno buono, anzi, delizioso, ma davvero completamente diverso, di simile ha solo la facilità di esecuzione!

Rice pudding



Per 8 persone:
Per il pudding di riso:
2 bacche di vaniglia
300 gr di riso a chicco tondo
1,6 l di latte intero
2 cucchiaini di sale
2 cucchiai di zucchero semolato
150 gr di mandorle sbollentate
500 gr di double cream

Per la salsa di ciliegie:
700 gr di ciliegie snocciolate, fresche o surgelate
150 gr di zucchero semolato, o secondo il proprio gusto
1 bacca di vaniglia
3 cucchiai di farina di mais


Incidete una bacca di vaniglia per tutta la lunghezza.
Portate 300 ml di acqua a bollore in una larga casseruola dal fondo spesso, quindi aggiungete il riso e lasciate bollire per 2 minuti, mescolando. Aggiungete il latte e la vaniglia, mescolando finché non riprende il bollore. Coprite e cuocete per 25 minuti, girando spesso di modo che non bruci. Togliete dal fuoco e aggiungete il sale. Coprite e tenete da parte per 10 minuti, quindi aggiungete lo zucchero  e lasciate raffreddare anche una notte.
Togliete la bacca di vaniglia e trasferite il composto in una larga ciotola.

Triate grossolanamente le mandorle tranne una, che deve essere lasciata intera per il gioco! Incidete la seconda vaniglia per tutta la lunghezza, prelevate i semini con la punta di un coltello e aggiungeteli al riso. Montate la panna in una ciotola finché non formerà dei leggeri picchi. Versate un terzo della crema nel riso per ammorbidirlo, quindi aggiungete il resto. Aggiungete le mandorle tritate. Assaggiate il pudding: deve esser dolce con una sapore di vaniglia. Immergete la mandorla intera nel pudding: deve essere bella nascosta.

Per fare la salsa, mischiate le ciliegie, lo zucchero e la baca di vaniglia con 500 ml di acqua in una casseruola. Portate a bollore, quindi abbassate la fiamma e fate sobbollire per 15 minuti. Sciogliete la farina di mais in 3 cucchiai di acqua in una tazza o in una piccola ciotola. Aggiungetela quindi lentamente alle ciliegie finché non si addenseranno, mescolando continuamente, e aggiungete zucchero secondo il vostro gusto, se volete.
Servite il pudding di riso freddo con la salsa calda di ciliegie.

mie note: per la salsina, non avendo trovato le ciliegie, ho usato le amarene Fabbri, ho aggiunto un po' del loro sciroppo, un po' d'acqua, zucchero e la farina di mais come diceva l'autrice, ma devo dire che non era nulla di che. Volevo comunque provare a farla come diceva lei, ma mi ha lasciata un po' perplessa.



La storiella della mandorla intera  questo dolce viene tipicamente  preparato la vigilia di Natale nelle case scandinave, o almeno a casa dell'autrice del libro, e tradizione vuole che si lasci una mandorla intera nel pudding che verrà portato in tavola. Ognuno si servirà e il fortunato che la troverà riceverà l'almond gift (il regalo della mandorla). Di che regalo si tratti la sicura non parla, immagino sia qualcosa di simbolico! Ma la cosa che mi lascia un po' perplessa è che chi trova la mandorla intera non deve dire nulla finché tutti non hanno finito il loro pudding...ma se do una morsicata alla mandorla poi come faccio a dimostrare che era intera?! E soprattutto, ammesso che io riesca ad accorgermene e non la mastichi, ma come faccio a continuare a mangiare con una mandorla che mi vaga in bocca?!? Mistero... Io non potrei mai giocare a questo gioco, che trovo bellissimo, sia chiaro e mi ha fatto sorridere quando lo ho letto, ma la mia capacità di non farmi scoprire se ho qualcosa da nascondere è pari a zero! Inizierei a fare facce strane e mi "sgamerebbero" subito, ne sono sicura!!!


Up  quantità di latte e riso perfette, idem per panna e mandorle. Consistenza deliziosa!

Down  forse manca un po' di zucchero. Senza la salsina di ciliegie risulta davvero poco dolce. A me piaceva molto lo stesso, ma il sapore era quello di una panna molto poco zuccherata. Va bene così a patto di mettere in tavola la salsina e aggiungere altra ogni volta che finisce!
Ecco sulla salsina avrei qualcosa da dire, io non so come venga con le ciliegie vere perché purtroppo non le ho trovate, ma sono certa che con la farina che si deve aggiungere il colore non risulterebbe brillante come quello che c'è nella sua foto. Io farei semplicemente cuocere le ciliegie con acqua e zucchero e farei ridurre fino ad ottenere uno sciroppo, o altrimenti, se volete risolvere ogni problema prendete semplicemente le amarene Fabbri che ci stanno davvero bene!

Tiriamo le somme: diaciamo che mi ero abituata troppo bene con Martha, quindi ormai la precisione nelle quantità (soprattutto degli ingredienti base) è fondamentale, finché si tratta di blog il q.b. va bene, ma quando si paga per comprare un libro, allora no, bisogna essere precisi! Tantopiù se si ha a che fare con un tipo di cucina come quella scandinava che è una "cucina di nicchia", una cucina che pochi conoscono e i cui ingredienti caratterizzanti sono ingredienti con i quali non abbiamo molta dimestichezza.
Le ricette mi sono piaciute, ma in tutte e tre i piatti ho dovuto "aggiustare il tiro".
E' un libro che consiglierei perchè è interessante conoscere ingredienti diversi e sapori nuovi, ma se andate in panico appena leggete "q.b.", allora forse non fa per voi, perché bisogna avere un po' di iniziativa pena la riuscita non eccellente della ricetta, ma sia chiaro, non sarebbe certo colpa vostra :)!


E ora, la domanda delle domande: Vale la pena o no chiedere a Babbo Natale questo libro?!...Alle altre Starbookers l'ardua sentenza:

Roby di Le chat egoiste: dolcetti di santa lucia
Mapi di La Apple Pie di Mary Pie: Danish Christmas Pastries
Ale di Ale only kitchen: Pepper nuts
Stefy di Arabafelice: Honey layer cake with orange mousse
Cri di Vissi d'arte e di cucina: Gløgg
Patty di Andante con gusto: Controfiletto di maiale con mele e topinambur
Ale di Menuturistico: Ring Cake


Con questa ricetta partecio al Contest "Dolci sotto il vischio" della dolce Imma di Dolci a go go:



Piccola info circa il mio Contest "Wow! Che dolce!": con Noberasco stiamo rivedendo tutte le ricette...non è per niente facile sceglierne una! E' bello organizzare contest, ma scegliere una sola ricetta vincitrice è troppo difficile...uffi!!! Vi terrò aggiornate! E state tranquille, la vincitrice riceverà il pacco sicuramente prima di Natale :)!

mercoledì 17 ottobre 2012

Starbooks di Ottobre secondo round: Indian Pudding

Appena ho visto questa ricetta sul libro di Martha ho subito pensato che avrei assolutamente dovuto provare a farla e dopo averla assaggiata devo dire che il mio sesto senso non si era sbagliato…è di una bontà disarmante! Il sapore della melassa dona a questo pudding un sapore completamente diverso da quelli ai quali siamo abituati. Ha un sapore deciso, per niente stucchevole, anzi, ha proprio bisogno di essere accompagnato da del gelato alla vaniglia o da panna come suggerisce Martha, altrimenti risulta fin poco dolce poiché di zucchero non ce n’è neanche un microgrammo…è tutto affidato alla melassa che rende questo dolce così , così…incredibilmente americano! 


Appena ho letto "Indian Pudding" ho subito pensato a qualcosa di speziato come è tipico della cucina Indiana e visto che tra gli ingredienti c’erano delle spezie (cannella e zenzero) nella mia testa ho subito pensato: "Ecco, vedi, ovviamente avevo ragione!". E invece no! Proprio per un tubo! 
Il nome indian Pudding deriva da “Indian meal” (farina indiana), un altro modo per indicare la farina di mais, alla base dell’antica cultura Indiana. I coloni Europei iniziarono subito ad utilizzare questo cereale per le loro ricette tradizionali, ma si resero presto conto che il mais non aveva le stesse caratteristiche del grano non avendo glutine, così dopo vari esperimenti ovviarono al problema adottando per questo tipo di pudding una cottura molto lunga a bassa temperatura. La ricetta dello “sweet-corn-and-molasses spoon bread” appare in alcuni dei primi libri dicucina americani, in particolare nelle raccolte regionali prvenienti dal Massachussets e dagli stati intorno New England. 
Questo dolce ha una forte valenza storica rievocando il periodo del Colonialismo, ma purtroppo è un dolce passato un po’ in disuso, nonostante abbia il grandissimo pregio di essere fatto con ingredienti che tutti hanno in dispensa (gli Americani ovviamente, sfido chiunque ad avere un barattolo di melassa in dispensa!) e davvero velocissimo da fare, senza bisogno di strumenti particolari, bastano un pentolino e una frusta…and no more! 

Indian pudding 

Per 8 persone :
960 ml di half and half cream (io l’ho sostituita con 480 ml di latte parzialmente scremato e 480 ml di panna fresca) 
180 ml di melassa 
60 gr di burro non salato 
4 cucchiaini di zenzero in polvere 
1 cucchiaino di cannella in polvere 
1 cucchiaino di sale 
60 gr di farina di mais fioretto 


Preriscaldare il forno a 140°C. In una casseruola di medie dimensioni mescolare il latte, la panna (o l’half and half se lo trovate), la melassa, il burro, lo zenzero, la cannella e il sale. Porta a ebollizione, mescolando per amalgamare il composto. Togliere dal fuoco e unire la farina mescolando con una frusta finché il composto non sarà liscio e omogeneo. 

Trasferire il composto in una teglia quadrata di 20 cm di lato e inforna finché il pudding non si è solidificato, ma ancora leggermente morbido (tremolante) al centro se leggermente mosso. Circa 2 ore, 2 ore 2 mezza. Lasciar raffreddare 30 minuti; servire tiepido o a temperatura ambiente accompagnato con panna montata o gelato alla vaniglia a seconda dei gusti.

La melassa  è il liquido bruno che si separa dallo zucchero per centrifuazione. Quella che si utilizza solitamente per i dolci è quella derivante dalla canna da zucchero. Con la melassa viene prodotto il Rum. 
Ha una consistenza molto più densa e collosa rispetto al miele e il sapore che ha è un po’ come quello del caramello quando viene fatto cuocere un po’ troppo diventa leggermente amarognolo. 

L’half-and-half-cream è un prodotto tipicamente americano ed è una sorta di panna fresca con una percentuale di grassi (da 10 a 18 %) molto più bassa della nostra (35 %). Quindi, visto che in Italia è introvabile, si può sostituire con metà latte parzialmente scremato e metà panna fresca. 


Ed ora il giudizio: 
Up  questo dolce è strepitoso! Non posso che parlarne bene! Tutte le persone che lo hanno assaggiato ne sono rimaste entusiaste. Ha un gusto particolare, questo è indubbio, ma ha un sapore così diverso dai soliti e allo stesso tempo così buono che crea dipendenza. E’ un dolce che va mangiato a piccole dosi: anche io che sono golosissima non sono riuscita a mangiarne più di una porzione perché ha un sapore molto forte e deciso, ma è uno di quei dolci che lì per lì ti sazia, ma dopo mezz’ora ne mangeresti un’altra cucchiaiata! E’ un dolce che rifarò…sono già in astinenza! 
Cottura e dosi perfette. Io lo ho fatto cuocere 2 ore ed è rimasto buonissimo! Ho dovuto mettere il forno a 120° ma solo perché il mio è troppo forte e chi mi segue lo sa bene che mi lamento sempre del mio forno assassino che mi carbonizza tutto quello che ci finisce dentro. E visto che mi si stava bruciando la superficie dopo 20 minuti, ho coperto il pudding con un foglio di alluminio e si è cotto perfettamente comunque. 
Il consiglio di servire questo dolce con gelato alla vaniglia o panna montata è da seguire assolutamente perché, come dicevo prima, di per se il pudding non è molto dolce e ha proprio bisogno della parte zuccherina e poi, il connubio tiepido del pudding e freddo del gelato è la morte sua! 
Down nessuno! Oggi dichiaro apertamente il mio amore per Martha! 

E oggi il menù dello Starbooks offre anche: 
Mapi di La Apple Pie di Mary Pie: Tamale Pie
Stefy di Arabafelice in cucina: Coconut cake
Roby di La Chategoiste: Oatmeal raisins cookies
Patty di Andante con gusto: Buttermilk Fried Chicken
Ale di Ale only kitchen: New England clam chowder e Frittelline di mais e cipolle
Cri di Vissi d'arte e di cucina: Torta di ananas rovesciata
Ale di Menuturistico: Hamburger
Gaia di La Gaia Celiaca: Caramel Corn Ice Cream

sabato 6 ottobre 2012

Crostatine con frolla di riso nerone e crema al chai-tea-latte

Sarà l'arrivo dell'autunno, sarà l'arietta frizzantina che si respira, sarà che sto semplicemente attraversando un periodo in cui sono in debito di zuccheri, sta di fatto che ultimamente sto facendo e mangiando solo dolci, di ogni tipo, ma pur sempre di dolci si tratta e così anche oggi rimaniamo sul dessert...

A Sydney ho scoperto il chai-tea-latte, un thé molto speziato (come potete vedere qui) con l'aggiunta di latte. Il primo chai-tea che ho bevuto era stato fatto a mano pestando con amorevole cura tutte le spezie nel mortaio da un ragazzo con origini indiane...non vi dico che delizia! Partire dal top è meraviglioso perché l'amore folgorante è scoppiato immediatamente (per il thé, non per il ragazzo...anche se in realtà non era per niente male!), ma dall'altra parte so che non riuscirò mai più ad assaggiare un chai tea come quello...A Sydney lo prendevo ovunque, in ogni bar - perché li si beve come qui noi beviamo il caffè - sempre alla ricerca di quel sapore, ma mai nessuno è stato all'altezza del primo...Anyway, era comunque sempre buonissimo e ora...mi manca un sacco!
Ne sono diventata così dipendente da pensare di metterlo anche in un dolce e così è stato...

Crostatine con frolla di riso nerone e crema al chi-tea-latte

Per 4 crostatine
Per la frolla:
75 gr di farina di riso nerone
50 gr di farina di riso 
25 gr di noci Pecan Australiane
75 gr di burro a temperatura ambiente
65 gr di zucchero di canna
1 tuorlo 
Per la crema al chi-tea-latte:
250 gr di latte intero
100 gr di panna fresca
2 tuorli
50 gr di miele di acacia
20 gr di amido di riso
1 stecca di cannella
2 anici stellate
4-5 bacche di cardamomo
5-6 chiodi di garofano
1/2 bacca di vaniglia
2-3 grani di pepe nero
noce moscata
1 cubetto di zenzero candito
1 cucchiaio di thé nero



Per la frolla:
Frullate le noci Pecan nel mixer con un cucchiaio di farina di riso, aggiungete la farina di riso nerone e la restante farina di riso bianca. Unite lo zucchero e il burro a pezzetti. Amalgamate velocemente e unite il tuorlo incorporandolo bene sempre utilizzando il mixer. Rovesciate l'impasto sul piano da lavoro e lavoratelo 2-3 minuti con le mani ottenendo un impasto liscio e omogeneo. Formate un panetto schiacciato, avvolgetelo nella pellicola trasparente e riponetelo in frigo per una mezz'oretta.
Riprendete la frolla, lavoratela velocemente e stendetela con il mattarello. Formate 4 basi per le crostatine e fatele cuocere "in bianco" ovvero senza nulla sopra, se li avete mettete dei fagioli secchi così non gonfia al centro! Mettete in forno già caldo a 180 °C (io che ho il forno che ha una potenza fuori dal normale e mi carbonizza sempre tutto lo ho messo a 160°C-statico) e fate cuocere per una decina di minuti. Fate attenzione perché la frolla è molto scura e non è semplicissimo capire se sono cotte o meno: basta solo un pochino più di attenzione! Fatele raffreddare prima di farcirle con la crema.

Per la crema al chai-tea-latte:
Raccogliete tutte le spezie nel mortaio (io non ho in mortaio quindi ciotola+bicchiere e via!) e amalgamatele per bene. Prelevate i semi dalla bacca di vaniglia e metteteli nel latte con anche la bacca intera, unite tutte le altre spezie e il thé. Portate a sfiorare il bollore. Fate riposare finché il latte non sarà quasi freddo in questo modo il latte assorbirà tutto il profumo delle spezie. Quindi filtratelo e rimmetetelo sul fuoco basso. 
Montate con le fruste i tuorli con il miele e quando sono gonfi aggiungete l'amido di riso amalgamandolo aiutandovi con le fruste. Aggiungete il latte caldo avendo l'accortezza di mescolare con una frusta (a mano questa volta!). Riportate tutto sul fuoco e iniziate a girare con la frusta amorevolmente la crema finché non raggiungerà il bollore. da quel momento calcolate no o due minuti -sempre mescolando! - e poi toglietela dal fuoco. Versatela immediatamente in un recipiente largo e copritela con la pellicola trasparente a contatto della crema di modo che non si formi lo strato superficiale. Riponete immediatamente in frigo.
Quando la crema sarà fredda, semimontate la panna ed incorporatela alla crema: otterrete una crema con una consistenza vellutata!

Farcite le crostatine con la crema e...sentirete che bontà!



La crema al chai-tea-latte ne rivendico in tutto e per tutto la maternità e ne sono proprio orgogliosa! Se vi piacciono le spezie questa crema fa per voi!

La farina di riso nerone è la farina ottenuta niente meno che dal riso venere, quello nero, buonissimo, che quando cuoce ha quel profumo di pane appena sfornato...si, proprio lui! Lo avevo visto in una ricetta della Fede di Note di Cioccolato e non ho resistito a comprarla! Provatela e sappiatemi dire :)!

L'amido di riso  fa si che la crema abbia una consistenza davvero vellutata: una crema cremosa...mmm...non so se si può dire! Ma avete capito cosa voglio dire!!!

Con questa ricetta partecipo al contest "Le Maghe delle Spezie" di Monica de L'Emporio 21 in collaborazione con il Mercato del Gusto! 
E' stato leggendo il regolamento di questo bellissimo contest che mi sono  ispirata e ho deciso di mettere il chai-tea, un vero e portentoso concentrato di spezie, in un dolce e i miei neuroncini cuochi hanno fatto il resto :)!



E anche al contest di Vale e Cinzia "Colors and food, what else?" il cui tema questo mese è: il marrone !

mercoledì 26 settembre 2012

Tiramisù in tazza...di cioccolato!

Avevo giusto avanzato un savoiardo saparuto e proprio mi sarebbe spiaciuto mangiarlo così, "nature", senza immolarlo degnamente in un tiramisù...ma fare un tiramisù classico con un unico savoiardo sarebbe stato non impossibile, di più... E così passando davanti ad una cioccolateria a Genova mi sono ricordata delle splendide tazzine di cioccolato che mi aveva regalato mia mamma...I miei neuroni cuochi hanno detto "un savoiardo + tazzina da caffè di cioccolato = Tiramisù!" ecco, si, forse li la natura da ingegnere ha sopraffatto quella da aspirante cuoca, una somma semplicissima per un risultato altrettanto ovvio, ma ogni tanto le cose semplici sono così dannatamente buone!

La raccomandazione della commessa mi ha lasciata un po' perplessa: "Non ci metta il caffè bollente però!"...mmm...Mi sembra ovvio direi, ma a quanto pare per alcune signore un po' svampite capitate li prima di me non era stato così scontato 0_0...

Tiramisù in tazza di cioccolato

per ogni persona:
1 mini set tazzina+piattino+cucchiaino di cioccolato fondente
1 savoiardo GlutaBye
1 cucchiaio di ricotta vaccina
1 cucchiaio di panna montata
1 cucchiaino di zucchero semolato fine
1 tazzina di caffè freddo
cacao amaro


Preparate la crema unendo la ricotta, la panna montata e lo zucchero mescolando con un cucchiaio.
Mettete un pochino di crema di ricotta sul fondo della tazzina, inzuppate metà savoiardo nel caffè (non zuccherato) e mettetelo nella tazzina, fate quindi un'altro strato di crema di ricotta, l'altra metà di savoiardo inzuppata nel caffè e completate con la crema.
Riponete in frigo e tirateli fuori 10 minuti prima di servirli. All'ultimo spolverate la superficie con cacao amaro.



Un dolce d'effetto da fare in pochissimo tempo! Potete servirlo con un caffè caldo (in un bicchierino di quelli da amaro dell'IKEA) e il successo è assicurato!

La crema di ricotta  non l'avevo mai provata nel tiramisù, ma è davvero buonissima! Un modo diverso e un pochino più leggero per fare il tiramisù...da provare!


Vorrei ringraziare Nunzia di Miele di Lavanda che mi ha assegnato il primo premio nel suo contest "Estate in tavola a fornelli spenti" grazie alla ricetta delle acciughe marinate con insalatina di sedano noci e uvetta ! Proprio non me l'aspettavo!!! Un altro piccolo grande successo!!! Sono felice :)!

E vi ricordo il mio contest "Wow! che dolce!" In collaborazione con Noberasco...Qui sotto trovate il banner...Vi aspetto!!! E venerdì vi dirò più precisamente qual'è il premio in palio!!!

mercoledì 19 settembre 2012

Semifreddo ai mirtilli e riduzione di uva di moscato

Per 4 persone:
per il semifreddo al mirtillo:
2 bianchi d'uovo
8 cucchiai di zucchero semolato extrafine
100 gr di panna fresca
200 gr di mirtilli
8 meringhe GlutaBye
Per la riduzione di uva di moscato:
1 grappolo di uva di moscato nera
2 cucchiai di zucchero semolato


Per il semifreddo di mirtilli:
Montate i bianchi con le fruste con un pizzico di sale e quando saranno sodi aggiungete pian piano lo zucchero sempre continuando a montare, esattamente come fate quando preparare una meringa. 
Lavate i mirtilli (125 gr) in acqua fresca, asciugateli e frullateli, quindi aggiungeteli alla vostra "meringa". Amalgamateli al composto aiutandovi con le fruste.
Semimontate la panna fresca e incorporatela delicatamente alla meringa con un movimento dal basso verso l'alto. 
Sbriciolate le meringhe.
Se usate gli anelli di acciaio, rivestite un piatto con della carta da forno su cui poserete gli anelli di acciaio, altrimenti potete usare i classici stampini di alluminio usa e getta che vanno altrettanto bene: disponete un po' di granella di meringhe sul fondo, versate la crema di mirtilli e verso la fine, prima di completare, fate uno strato di mirtilli sul perimetro (quelli che avrete tenuto da parte), completate con la crema ed infine con le meringhe sbriciolate.
Riponete in freezer per almeno 5 ore e metteteli nel frigo almeno mezz'ora prima di servirli di modo che si ammorbidiscano.

Per la riduzione di uva di moscato:
Lavate l'uva, tagliatela a metà, privatela dei semini interni e frullatela, quindi passatela al setaccio. Mettete il succo che avrete ottenuto in un pentolino con lo zucchero e fatelo ridurre a fuoco basso per almeno un quarto d'ora. Spegnete il fuoco e tenetelo da parte.
Tagliate a metà 6 acini d'uva e privateli dei semini interni e teneteli da parte.

Al momento di servirli, sformate i semifreddi sul piatto, aggiungete un po' di riduzione di uva di moscato e completate con qualche metà acino d'uva.



Cremoso e impalpabile  è questa la sensazione che si ha quando si assaggia...Non lo avevo mai fatto prima, avevo una vaga idea di come si facesse, ma ho deciso di "inventare" le dosi in corso l'opera (credo che assaggiare sia sempre il modo migliore per capire se si deve aggiungere qualche ingrediente o se ciò che si fa va bene così com'è) e il risultato è stato ottimo!

I mirtilli  interi all'interno del semifreddo sono carini per la decorazione del dolce, ma bisogna fare attenzione perché se il dolce è ancora un po' freddo, loro sono davvero delle palline di ghiaccio e la sensazione mettendoli in bocca non è proprio il massimo, quindi, se devo essere sincera, se lo rifacessi non li metterei! Magari se non si vuole fare la riduzione di uva, qualche mirtillo fresco che accompagni il semifreddo direi che sarebbe perfetto!

La riduzione di uva di moscato ...non sottovalutatela, perché rende questo dolce davvero speciale!

La panna il segreto per montarla senza difficoltà è quello di utilizzarla fredda fredda, appena tirata fuori dal frigo, e adoperare un recipiente di acciaio o di vetro che avrete messo qualche minuto nel frigo di modo che sia freddo anch'esso.

Le meringhe GlutaBye sono buonissime perché non sono stucchevoli, sono croccanti e non si sbriciolano facilmente così che se volete offrirle come dolcino con un thé o a fine cena non avrete il problema di trovarvi un sacchetto pieno di briciole e qualche sparuta meringhetta tutta intera!

E con questa ricetta partecipo al contest di Cinzia e Valentina "Colors and food what else?" in cui i protagonista questo mese è niente popò di meno che...il Viola!!!


E con questo post in viola vorrei ringraziare di cuore Paola di Radici di Zenzero che mi ha emozionata assegnandomi il premio "Cutie Pie" scegliendo il mio blog tra i suoi 10 blog preferiti...E' così bello quando ci si rende conto che tutta la passione che si mette nel blog riesca a trasparire e venga apprezzata e questo splendido premio, donatomi da una persona dolcissima, ne è la prova e io...ne sono così felice!!!
Grazie Paola...grazie di cuore!


mercoledì 12 settembre 2012

Tiramisù con fichi al marsala con crema con ricotta di capra e croccante alle noci


Finalmente ho trovato dei savoiardi deliziosi!!! 
Senza glutine ovviamente, ma che nulla hanno da invidiare a quelli diciamo “normali”! Buoni buoni buoni, non sanno troppo di uovo e per me questo è un pregio non da poco, dolci al punto giusto e perfetti, davvero perfetti per il tiramisù perché non si inzuppano troppo e mantengono sempre una perfetta consistenza! 
Lo so, lo so, sarete curiosissimi di sapere la marca…Sono della GlutaBye, una marca francese che avevo già scopeto prima che proprio loro mi chiedessero se fossi interessata a provare i loro prodotti e, ovviamente, non mi sono fatta scappare l’occasione! 
Ingredienti semplici, nulla di artificiale o artificioso, semplicemente uova, zucchero, farina di riso e cremor tartaro e sicuramente tanta tanta maestria perché fare dei biscotti così buoni senza glutine non è per niente semplice! 
Per questa occasione volevo fare una versione un po’ diversa di tiramisù e così ecco cosa mi sono inventata… 

Tiramisù con fichi al marsala con crema con ricotta di capra e croccante alle noci 

Per 4 persone: 
8 savoiardi (70 gr) 
10 fichi 
per la bagna: 
3 fichi 
5 cucchiai di Marsala superiore riserva semisecco 
1 cucchiaio di miele 
per la crema: 
2 uova 
2 cucchiai di zucchero semolato 
125 gr di mascarpone 
12gr di ricotta di capra 
2 cucchiai di miele 
½ cucchiaino di Marsala superiore riserva semisecco 
1 pizzico di sale 
Per il croccante di noci: 
4 noci 
6 cucchiai di zucchero semolato 
1 cucchiaio d’acqua 
Per il caramello di finitura: 
4 cucchiai di zucchero semolato 
1 cucchiaino d’acqua 


Per la bagna: 
lavate i fichi e privateli della buccia, tagliateli in 4 e metteteli nel frullatore con il marsala e il cucchiaio di miele. Otterrete un composto non molto liquido. Riponetelo in frigorifero. 

Per la crema: 
Sbattete a mano con la frusta i tuorli con lo zucchero. Aggiungete il mezzo cucchiaino di Marsala e mescolate. Aggiungete quindi il mascarpone, la ricotta e il miele e amalgamate bene il tutto sempre con la frusta. 
A parte montate i bianchi a neve ben ferma con il pizzico di sale e incorporateli delicatamente mescolando dal basso verso l’alto al composto di mascarpone e ricotta. 
Riponete in frigo. 

Per il croccante di noci: 
Disponete le noci intere su un foglio di carta forno. 
In un pentolino versate lo zucchero e l’acqua. Fate cuocere finché lo zuccherò non sarà sciolto e avrà assunto un colore ambrato. Versate immediatamente il caramello sulle noci e fatelo solidificare. Riponetelo in frigo per 5 minuti. 

Per il caramello croccante di finitura: 
In un pentolino versate lo zucchero e l’acqua. Fate cuocere finché lo zuccherò non sarà sciolto e avrà assunto un colore ambrato. Versate immediatamente il caramello su un foglio di carta forno e fatelo solidificare. Riponete in frigo per 5 minuti.

Montate il tiramisù disponendo sul fondo di una pirofila un pochino di crema, poi i savoiardi inzuppati nella bagna, qualche fico tagliato a fettine e poi la crema. Fate ancora uno strato di savoiardi-fichi-crema e completate con il caramello croccante.


Semplicemente divino lo so che non dovrei elogiarmi da sola, lo so, lo so e lo so, ma vi assicuro che era qualcosa di spaziale!!! La crema è perfetta, non eccessivamente dolce bilancia la dolcezza dei fichi e del croccante alle noci che da appunto la croccantezza che di solito manca al tiramisù, ma che sta davvero bene! E che dire del Marsala...sembra fatto apposta per questo dolce! Va bene, la smetto, mi sono gongolata fin troppo per questo dolce...ora tocca a voi! Provatelo, non ve ne pentirete!


Con questo tiramisù partecipo al contest di Imma di Dolci a gogo "Dolci al cucchiaio".