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mercoledì 21 maggio 2014

Mai sentito parlare di alpaca?

Ormai ci ho ripreso gusto. Scrivere il blog mi mancava così tanto.
Un post a settimana. Per ora ci sto riuscendo e sono sicura non vi deluderò :)!

Mentre quando ero a Milano scrivevo i post sul tram e camminando per strada rischiando di prendere facciate contro i pali, qui a Sydney lo scrivo mentre vado a piedi a lavoro: attraverso tutte le mattine Hyde Park, un parco bellissimo e tenuto meravigliosamente bene tanto che quando un giorno ho mandato la foto a papà mi ha chiesto se lucidassero le piastrelle!

Questa oasi verde mi porta in città dove gli autobus sfrecciano a velocità inaudite e i rumori si amplificano sempre di più quasi a ricordarmi che è finita la pacchia e che un nuovo giorno di lavoro mi aspetta.

Questa mattina fa freddino. Sono tutta imbacuccata nella mia sciarpona di lana e il mio abbigliamento ha qualcosa di decisamente australiano: vestitino carinissimo tutto elegante, calze a rete e...vi starete chiedendo cosa c'entra tutto ciò con il pazzo stile australiano? -un po' crazy come quello inglese- del tipo mi butto nell'armadio, faccio una piroetta ed esco, poi se ho la fortuna di uscire con la gonna giro passera e una maglietta tutta scollata ancora meglio!- bè, c'entra perché udite udite, ho le scarpe da ginnastica, si si, proprio quelle che si usano per correre. Un orrore. Come stroncare l'eleganza e la sensualità in un nano secondo. Lo so. Ma sono così comode!!! Ma si, dai, poi le cambio appena arrivo a lavoro, anche se a volte mi dimentico e inizio a girare per l'ufficio con questa mise raccapricciante :).
Perché australiana? Perché qui tantissime ragazze vanno in giro vestite di tutto punto e con le scarpe da ginnastica! Camminare con tacco 12 ti farà sentire super figa, ma personalmente se devo fare più di 10 m sono già in difficoltà e ho la sensualità del famoso ippopotamo con il tutù e il tacco 12. Fate voi. Quindi una sana scarpa da ginnastica è la soluzione migliore per driblare al meglio chiunque abbia stoltamente deciso di percorrere la mia stessa strada, ma in senso opposto. Ma come si permettono :)?!? Io sto scrivendo il mio blog!

Ecco mi sono appena inciampata attraversando un semaforo. Ma che figura! E poi ad un semaforo è inutile sperare che non ti abbiano vista. Sono li a non fare un tubo e quello che aspettano sei proprio tu, che ti inciampi e regali loro un sorriso facile facile che male non fa la mattina presto. Quindi vediamola così: ho fatto del bene, non una figuraccia. Vero?!? - contraddire non è ammesso :).

Arriviamo a questa povera ricetta se no qui scappare via senza sapere di cosa si tratti.

Qui è autunno e nelle ultime settimane ha fatto super freddo. C'erano addirittura 10 gradi che per Sydney vi assicuro significa che "it's freezing!" - si congela!

Detto ciò, di questa stagione il comfort food per eccellenza non può essere che un bello stufato. Lo so che per voi è finalmente passato quel periodo dell'anno e che vi farà strano leggete ricette con zucca broccoli cavolo nero cavolfiore, no cavolfiore no, se no mi ritrovo fuori casa! -ma prima o poi glielo nascondo da qualche parte! Lui già lo sa :) e lo teme tantissimo! Povero! - e chi più ne ha più ne metta, ma fin dai conti sono a testa in giù e questo è quello che passa al convento :)!

E così, che stufato sia.
Con che carne?

L'alpaca.

Mai sentito parlarne prima finché una signora al mercato all'una meno dieci (all'una sbaraccano tutto e guai a te se compri qualcosa dopo l'una!) inizia a sbraitare qualcosa tipo "last cuts only15 dollars" -ultimi tagli solo15 dollari!". Mmm...incuriosita mi avvicino. Chiedo cosa sia. Mi dice che il sapore è tra quello della capra e il vitello, che è una carne magrissima e che piace ai bambini. La voglio!

Dunque, il vitello lo ha visto solo un fotografia e non so come i bimbi possano adorare una carne dal sapore così forte, sta di fatto che a me è piaciuta moltissimo nonostante non sia una mega fan della carne di capra. Questa carne è capra schietta. Forse un pochino più delicata. Tenerissima e senza un filo di grasso! Ottima!

Personalmente non ne avevo mai sentito parlarne prima. Poi dopo qualche mini ricerchetta sul web ho capito che si trovano soprattutto in Sud America e qui in Australia ovviamente visto che il mercato è "organic, km zero e chi più ne ha più ne metta" E poi cosa ti scopro dalla mamma della mia dolce metà?! Che queste capre un po' cresciutelle sono anche a Santa Maria Maggiore, nella Val Vigezzo. Insomma questi alpaca sono ovunque!
 
Compriamo questa alpaca. Un taglio per spezzatino. E qui il dilemma.
Ecco, per una persona normale proprio non lo chiamerei dilemma, ma per una food blogger super golosa...si :)!
Opto per due modi diversi, uno più classico con carota cipolla, un goccino di concentrato di pomodoro, tanto rosmarino, un pizzico di paprika dolce e patate e un'altro con cavolo nero e patente ma con un tocco speziato dato da cannella, finocchietto, noce moscata. Il cavolo nero la fa da padrone, paradossalmente esaltando il sapore della carne. Le spezie danno quel tocco in più. Lo rifarò sicuramente!

Spezzatino speziato di alpaca con cavolo nero


Per 2/3 persone:
500g di carne di alpaca (taglio da spezzatino)
200g di cavolo nero (costa centrale inclusa nel peso)
2 spicchio d'aglio
2 stecca di cannella
1 cucchiaino di semi di finocchietto
1/2 di cucchiaino di noce moscata
4 foglie di alloro
1/2 di bicchiere di vino bianco secco per sfumare
4 cucchiai di olio evo
Sale





Pulite il cavolo nero provandolo della costa centrale. Lavatelo e tagliatelo a striscette di 2 cm (nel verso perpendicolare alla costa).

In una casseruola mettete l'olio evo e lo spicchio d'aglio sbucciato e tagliato a metà e tutte le spezie.

Quando l'olio è caldo aggiungete la carne e fatela rosolare per 4-5 minuti rigirandola abbastanza spesso di modo che non si bruci.

Aggiungete il vino (se fosse freddo di frigo aggiungetelo in un angolo della casseruola in cui non ci sia carne!) e fatelo evaporare per bene continuando a mescolare con un mestolo di legno.

Quando il vino è evaporato aggiungete il cavolo nero, salate e coprite con almeno mezzo litro d'acqua bollente (non preoccupatevi se dovesse sembrare troppa, sono sicura che durante la cottura dovrete aggiungerne ancora!). Coperchiate e lasciate sobbollire per 2 ore mezza-3 ore.

Nota: Non scoraggiatevi se dopo un'ora e mezza la carne sembra dura come un baccalà! Io ero un po' scettica, ma continuando la cottura è diventata tenerissima! Questo è dovuto al fatto che è una carne molto magra.



lunedì 28 gennaio 2013

Basta poco per stupire!

Basta così poco per rendere un piatto semplice e veloce in una chiccheria che conquisterà voi e i vostri ospiti. 

Prendi una semplice tartare, e io che amo la carte cruda mi riferisco ad una tartare all’italiana, ovvero condita con sale, olio evo e limone (poco!), ancora meglio se battuta al coltello: fatta così, nuda e cruda, la carne sa di carne e non c’è scampo, o piace o non piace, ma nulla vi vieta di “vestirla” come fanno i francesi, con echalotte (scalogno) tritato finissimo, capperi, tabasco, olio evo, sale e pepe e tuorlo d’uovo crudo ovviamente (ma anche li qualcuno potrebbe storcere il naso…omettetelo, no worries!). 

Torniamo a noi, una tartare condita con olio evo, sale e poco limone, la croccantezza data dalle mandorle a lamelle tostate e dai carciofi tagliati fini fini conditi anch’essi con olio sale e limone e un cucchiaino di burrata per dare la cremosità e grassezza che manca al piatto, qualche scorzetta di limone per ripulire la bocca dal sapore della carne cruda e dalla “burrosità” della burrata e il gioco è fatto! E l’idea in più?!?!… Metterla in un vasetto Quattro Stagioni per creare delle porzioni individuali pratiche e d’effetto…che ve ne pare?! 


Tartare in vasetto


Per 4 persone: 
200 gr di carne di vitello macinata 
2 cucchiai di mandorle a lamelle 
2 carciofi 
1 burratina (o stacciatella) 
sale fino 
olio evo 
limone 
4 vasetti Quattro Stagioni da 125 ml 



Private i carciofi delle foglie più esterne, tagliate la parte della foglia con le spine (circa 1/3) della lunghezza delle foglie), divideteli a metà, togliete la barba interna e metteteli in acqua acidulata con mezzo limone per 5 minuti. 

Intanto condite la carne macinata con 2 cucchiai di olio evo, sale e limone a piacere (assaggiatela!). 

Fate tostare le mandorle a lamelle in una padella antiaderente a fuoco medio per 3-4 minuti scuotendole di tanto in tanto di modo che non si brucino. Quando saranno dorate trasferitele in un piatto, fatele raffreddare e tenetele da parte. 

Asciugate i carciofi e affettateli sottilmente: il taglio deve essere fatto in modo da avere sempre parte del gambo e delle foglie. Conditeli con 2 cucchiai di olio evo, sale e limone. 

Aprite la burratina e dividetela in 4. 

Montate la tartare nei vasetti disponendo le mandorle sul fondo, poi la carne, i carciofi e la burrata. Completate con la scorza di limone grattugiata o tagliata al coltello facendo attenzione a prendere solo la parte gialla.


Semplice, vero?!

lunedì 21 gennaio 2013

I pici per la Patty

Ieri ho piciato! 
Ma che avete capito?!?! Niente di sconcio, lo giuro! 
Ma si, “ho piciato” significa “ho fatto i pici!”
Se non sapete cosa sono, no worries, anche io lo ho scoperto da poco grazie al MTC che questa volta ha come giudicessa eccezionale la strapitosa Patty

E comunque i pici sono un tipo di pasta contadina, una pasta povera fatto solo con acqua, farina e olio extravergine di oliva, la dolcissima Patty li definisce “gli antenati degli spaghetti” e ne ha tutte le ragioni. Ecco, si, forse i miei sono più gli antenati dei bucatini senza buco, ma poco importa, per noi sglutinate la sfida è far stare insieme queste belin di farine (e passatemi il francesismo!). 



Meno male che la mia Maestra Gaia mi ha illuminata e ho copiato papale papale la sua ricetta e i pici sono venuti alla prima! Che soddisfazione! 
Certa che la sua ricetta non avrebbe nascosto brutte sorprese mi sono concentrata sul condimento, e li, mi sono davvero sbizzarrita!!! 

Una salsiccia di agnello sambucano in freezer acquistata al Salone del Gusto che reclamava l’utilizzo e la mia voglia ormai incontenibile di mangiarla mi hanno dato il la per questo ragù bianco. Ora, lo so che non bisogna lodarsi troppo perché chi si loda si imbroda, ma porca paletta, questo ragù era da urlo! Rischio di “imbrodarmi” e me ne frego: era Spaziale! 

Salsiccia d’agnello sbriciolata, rosolata a fuoco vivo con uno spicchio d’aglio intero e dei semi di finocchietto, l’aggiunta del mio adorato cavolo nero tagliato a listarelle, sfumato con il vino e via lasciato cuocere per poco più di dieci minuti. 

La salsiccia d’agnello è molto magra, che fare allora per rendere il sughetto cremoso?! Panna?! Giammai! Neppure passato per l’anticamera del cervello! 

Fagioli cannellini (lo ammetto, ho usato quelli cotti al vapore…il tempo è sempre tiranno, anche per l’MTC! Almeno finché la Ale non si decide a regalarmi almeno 2 0 3 orette della sua giornata. Si, perché ormai è assodato, le sue giornate durano 48 ore. Non lo dite a nessuno, ma è così, ne ho le prove!) messi in una casseruola con un filino d’olio evo, una stecca di cannella e uno spicchietto d’aglio intero, sale, pepe bianco e un pochino d’acqua. In 10 minuti sono più che pronti. Passo tutto al passaverdura e unisco questa purea al ragù. 

A T O M I C O! 
Buono da paura! (“imbrodata” definitivamente! I know!).

E ora, dopo tutta questa auto-sviolinata vi scrivo la ricetta: 

Pici con ragù d’agnello sambucano, cavolo nero e fagioli cannellini


Per i pici vi rimando alla ricetta di Gaia. Non ho cambiato una virgola! 




Per il condimento:
per 4 persone: 

Per il ragù: 
400 gr di salsiccia di agnello Sambucano (presidio slow food) 
1 spicchio d’aglio intero sbucciato 
2 cucchiai di olio evo 
2 cucchiaini di semi di finocchio (o di più se vi piace) 
1 mazzo di cavolo nero 
vino bianco per sfumare (se avete del Traminer è perfetto!) 
sale fino q.b. 

per la crema di cannellini: 
250 gr di fagioli cannellini cotti al vapore 
1cucchiaio di olio evo 
1 spicchio d’aglio intero sbucciato 
1 stecca di cannella sale 
q.b. pepe bianco q.b. 



Per il ragù: 

Togliete la salsiccia dal budello e tagliatela grossolanamente. 

Pulite il cavolo nero prendendo solo le foglie togliendo tutte le coste (basta partire dalla base della foglia e tirare e se è fresco la foglia si stacca senza fatica). Lavatelo e tagliatelo a listarelle di mezzo cm. 

In una casseruola mettete l’olio evo e lo spicchio d’aglio. Fate scaldare 1 minuto di modo da far insaporire l’olio. Mettete la salsiccia e fatela rosolare a fuoco vivo cercando di spezzettarla con un cucchiaio di legno. 

Quando sarà colorita, 3-4 minuti, aggiungete il cavolo sempre mantenendo il fuoco vivo e sfumate il tutto con un po’ di vino bianco (1 dito in un bicchiere da acqua). Quando è evaporato, abbassate la fiamma e aggiungete 2/3 di bicchiere di acqua calda, coperchiate e fate cuocere per 10-12 minuti. 

Per la purea di cannellini: 

A parte mettete l’olio evo con la cannella e l’aglio in una casseruola. Quando è caldo e avrà preso i profumi di aglio e cannella, aggiungete i fagioli (io ho usato quelli precotti al vapore, scolati e lavati). Fateli insaporire nell’olio, salate, pepate e aggiungete mezzo bicchiere d’acqua. 
Fate cuocere con il coperchio per 10 minuti o finché l’acqua non sarà ridotta della metà. Passate tutto al passaverdura per eliminare le bucce dei fagioli. Aggiungete la purea al ragù. 

Mettete a bollire abbondante acqua in una pentola capiente. Salatela abbondantemente (i miei pici sglutinati sono un po’ sciapi, ma è normale con la pasta senza glutine) e buttate i pici, muoveteli con una forchetta e vedrete che verranno a galla praticamente subito. Fateli cuocere ancora qualche minuto, scolateli e passateli nel condimento. 

Nessun impiattamento! E’ un piatto povero e come tale si mangia così, semplicemente messo nel piatto senza tanti fronzoli! 



Questo condimento è pensato ad oc per te Patty, per celebrare la tua adorata Toscana e i suoi deliziosi prodotti, semplici e saporiti. La salsiccia d’agnello sostituisce la vostra salsiccia di Cinta Sense dando un sapore diverso, ma davvero equilibrato. Questo piatto è pensato per te, una donna dolcissima, una food blogger strepitosa, precisa, corretta e umile, un’amica preziosa che mi ha saputo consigliare nel migliore dei modi in uno dei momenti più delicati della mia vita. Avrei voluto dividerli con te! 


L’agnello Sambucano è un presidio Slow Food. La pecora Sambucana è originaria della Valle Stura, in provincia di Cuneo. Si alimentano con foraggi freschi o secchi prodotti in loco. Gli agnelli si nutrono di latte materno con integrazioni di foraggio e cereali fioccati. La carne d’agnello sambucano ha un gusto delicato, è compatta, sapida, saporita e magra. Se la trovate, provatela, anche se non siete amanti dell’agnello perché non ha per niente il sapore un po’ “selvatico” che è di solito ciò che non piace di questa carne.


Ovviamente, con questa ricetta partecipo all'MTC di gennaio:



mercoledì 14 novembre 2012

Christmas Starbooks...ci portiamo avanti!

Ma non sentite già l'aria del Natale che si avvicina?!?...se la risposta è no, non preoccupatevi, questo mese ci pensiamo noi Starbookers a trasportarvi nell'atmosfera natalizia per eccellenza, quella dei paesi nordici con "Scandinavan Christmas" di Trine Hanemann!




Scandinavia per la maggior parte di noi coincide con IKEA e le sue famose polpette e così, per introdurvi dolcemente in questo mondo, ho pensato di riproporvi qualcosa che tutti voi conoscete, qualcosa di non necessariamente natalizio visto che manca ancora un pochino, ma che racchiude in se i sapori nordici per eccellenza.

Ingredienti semplici che noi usiamo poco o quantomeno non così tanto, ma sapori che è stato bello scoprire e riscoprire in veste un po' diversa:


Il ginepro, spezia di cui avevo sempre sentito parlare, ma che non era mai entrata nella mia cucina, ha un sapore forte e caratterizzante.

I fiocchi d'avena che io, ahimè, non posso usare, ma che sono presenti in una miriade di preparazioni, dal dolce, al salato, dai biscotti alle polpette. Insomma, imperversano ovunque!

E poi lei, la barbabietola che se non ne siete degli amanti siete fregati perché qui la ripropongono in ogni veste rendendola sempre più dolce! 

E per rimanere in tema cromatico, il cavolo rosso, bello da morire, che con un po' d'aceto diventa fuxia che se lo sapesse Barbie vivrebbe di quello!

E tutto questo sul fronte "salato", al dolce ci pensano le mie colleghe Starbookers e anche io nelle prossime puntate...seguiteci, scoprirete un mondo affascinante fatto di cose semplici, ma che scaldano il cuore...

E ora passiamo alle ricette:



Meatballs (polpette)


per 8-10 persone: 
6 bacche di ginepro 
1 cucchiaino di sale grosso 
300 gr di macinato di maiale 
300 gr di macinato di vitello 
1 cipolla, affettata finemente 
1/2 cucchiaio di salvia tritata finemente 
pepe nero macinato al momento 
3 uova, sbattute 
100 gr di fiocchi d’avena (io li ho sostituiti con fiocchi di azuki che sono gluten free) 
4 cucchiai di pangrattato 
200 ml di acqua frizzante 
burro salato, per friggere 



Pestare il ginepro con il sale nel mortaio. ( Se non avete il mortaio, spezzettate il ginepro utilizzando un coltello afflato. Ricordatevi il sale!). Mischiate insieme la carne macinata, il ginepro e il sale, la cipolla, la salvia, il pepe e le uova e mescolate bene. Aggiungete i fiocchi d’avena, il pangrattato e mischiate ancora. Aggiungete l’acqua frizzante e condite con un’altra generosa macinata di pepe. 

Preriscaldate il forno a 180°C. Usate un cucchiaio e la mano libera per formare delle palle. Scaldate il burro in una larga padella per friggere e friggete le polpette finché non saranno dorate e croccanti su entrambi i lati. Trasferite le polpette in una teglia e mettetele nel forno per 10 minuti per terminare la cottura. Servite con la barbabietola sottaceto.


mie note: 
- Con un terzo delle dosi mi sono venute 12 polpette;
- Ho fritto le polpette in una noce scarsa di burro e sono venute benissimo.


Pickled Beetroot (barbabietole sottaceto)

Per un vasetto da 1 litro:
1kg di barbabietole
sale

per la salmoia:
50 gr di radice di zenzero, a fette
750 ml di aceto di mele
400 gr di zucchero semolato
2 foglie di alloro
1 cucchiaio di grani di pepe



Sciacquare le barbabietole e cuocerle a fuoco lento in acqua salata per circa 30 minuti, o finché non saranno tenere ma ancora leggermente “al dente”. Versarle in acqua freddaper fermare la cottura e, quando sono fredde abbastanza da poterle tenere in mano, sbucciatele.

Nel frattempo, preparate la salamoia. Mettete tutti gli ingredienti in una grande casseruola, portate a bollore e mescolate finché lo zucchero sarà dissolto. Lasciar raffreddare completamente.

Tagliate le rape in fette di 5 mm, mettetele in vasetti sterilizzati e versatevi sopra la salamoia, comprese le spezie e i sapori. Sigillate. Lasciate riposare per una settimana prima di servire. Si mantengono per mesi.


mie note:
- Io ho usato le barbabietole precotte perché le altre non le ho proprio trovate. Ho preso proprio quelle piccole e precotte, nelle buste sottovuoto per intenderci, non quelle cotte al forno! Così ho saltato la prima parte e nella salamoia ho messo anche un cucchiaino di sale;
- Sono parecchio dolci, a me sono piaciute moltissimo perché amo la barbabietola, ma se non vi piacciono, dubito che queste incontreranno il vostro gusto, ma mai dire mai...


E ora un bilancio generale:

Up queste due ricette mi sono piaciute moltissimo, niente da dire! E le dosi erano perfette! I sapori equilibrati e l'abbinamento polpette-barbabietola agrodolce mi è piaciuto molto. Gusti diversi, ma sono contenta di averli scoperti!

Down l'unico piccolo appunto che posso fare è sulla quantità di burro per friggere che non è indicata. Io non so come intendano loro la frittura, così mi sono attenuta al mio gusto. 
E anche sulla quantità di sale che bisogna mettere per cuocere le barbabietole, che secondo me è importante, perché è l'unica componente salata presente nella ricetta.
Forse con Martha mi ero abituata troppo bene :)!

E ora non perdetevi le altre ricette delle Starbookers...

Cristina di Vissi di cucina: Hallon cookies (biscotti al lampone)
Ale di Ale only kitchen: Spiced Christmas cake
Roby di Le chat egoiste: Red cabbage
Stefy di Arabafelice: Almond Iced Hearts
Mapi di La Apple Pie di Mary Pie: Apple Æbleskivers
Patty di Andante con gusto: Brown Cookies
Ale di Menù Turistico: 
Pepper cookies

Lo so, lo so, starete pensando: "Ma ne manca una?!"...Eh si, è la mia dolcissima compagna sglutinata Gaia che ha preso un piccolo momento di pausa dal blog per seguire la vita vera. Perché chi ha un blog lo sa benissimo, a volte diventa più di un secondo lavoro, diventa proprio una seconda vita e quando ci si rende conto che per seguirlo ci si sta distaccando dalla vita reale, allora, un momento di stop è indispensabile: per se stessi e per poter tornare al blog con l'entusiasmo dell'inizio! 
A noi manca, tanto e a me in particolare, confrontarmi con lei è importate, è grazie al suo blog che tre anni fa, quando ho scoperto di essere celiaca ho trovato conforto e fiducia...è grazie a lei se ora sono qui, tra le Starbookers e con questa voglia di "combattere" ogni giorno con questo belin di glutine :)!

sabato 29 settembre 2012

Piccole foodblogger crescono… e vincono una sfida tra foodblogger con giudice lo Chef Sadler!

So che sono stata latitante per qualche giorno e vi chiedo scusa, ma con quello che vi racconto oggi sono certa che mi perdonerete…

Dunque dunque…da dove cominciamo…Un minimo di preambolo ci vuole e poi entriamo nel vivo del racconto! Questa settimana Milano ha ospitato la “Food Experience Mondadori” organizzata da Sale&Pepe e proprio giovedì era in programma una sfida in cucina tra foodblogger. Appena lo ho letto mi si sono drizzate le antenne…ma come fare per partecipare?! La dolcissima Tery di Peperoni e Patate mi ha dato le dritte giuste ed eccomi li, tra le 8 foodblogger pronte a sfidarsi a suon di rucola zucchini e cipolle: paniere degli ingredienti assolutamente top secret fino a 2 minuti prima del gong di inizio e il giurato, Lui, il grandissimo Chef stellato, Claudio Sadler

E così il via alla gara, 30 minuti, filetto di manzo, tonno in scatola, zucchini, stracchino, rucola, olive verdi, champignon, limone, cipolla, prezzemolo, panna, grana padano, olio, sale e vino, un piatto da preparare “a crudo”, niente fornelli, solo un tagliere, due coltelli che erano tutti un programma, uno piiiiiiiiiccolo piiiiiiiiicolo e uno tutto seghettato (voglio i miei coltelli accipicchia!), due piattini di plastica e via, senza tante storie…in cucina si può inventare con poco e a noi non spaventa nulla! 


Non è semplice inventare un piatto in quattro e quattr’otto, ma pian piano l’idea prende forma… 


Lo Chef Sadler che girovagava tra i tavoli da lavoro dispensando ottimi consigli e curiosando tra le varie postazioni, facendo domande e interagendo con noi, io felice come non mai, stavo cucinando con un bel pubblico di fronte e un grande Chef pronto a giudicarmi…non avrei potuto chiedere di meglio…Ansia?! Un pochino si, credo sia normale, è pur sempre una “gara”, ma poi quando sei li che fai ciò che ti è così incredibilmente congeniale e naturale…bé, li sei nel tuo e i timori svaniscono! 


La ricetta?!


Millefoglie di carne cruda



Ho tagliato io a fette il meraviglioso filetto che avevamo a disposizione (ecco, si, chiamarlo carpaccio mi sembra un po’ utopico, ma quello che contava era l’idea!), lo ho fatto marinare con un po’ l’olio, sale, qualche pezzettino fine fine di cipolla bianca per dare un po’ di sprint e succo di limone (io avrei omesso il limone, ma lo Chef Sadler mi ha consigliato di metterlo perché aiuta a far “cuocere” la carne e a livello igienico è molto meglio…consiglio preso al volo e messo immediatamente in pratica! Ovviamente!). 

Il secondo strato era di Grana Padano a fettine. L’elemento più sapido. 


Poi stracchino ammorbidito con un po’ di panna di modo che fosse più semplice lavorarlo. La parte cremosa. 


Ed infine le zucchine, tagliate fini fini (coltello permettendo!), marinate con sale, olio, scorza di limone e un goccino di vino. La parte fresca grazie al limone e leggermente acida grazie al vino: ripulisce la bocca dalla componente grassa data dalla panna. 

La rucola condita semplicemente con olio e sale, oltre a completare visivamente il piatto, con la sua componente amarognola prepara la bocca alla portata successiva… 


L’elemento croccante manca, avessi avuto due mandorle le avrei messe sicuramente, magari mischiate allo stracchino! 



E poi è arrivato il verdetto…

LA VINCITRICE?!?! … IO !!! 

Non ci potevo credere! Non stavo più nella pelle! Che soddisfazione! Io?! Proprio io?! Che bello!!! Wow! Ero felice…sono felice! Incredibilmente felice! Mi sembrava un sogno, i premi, un bellissimo libro di Sadler, un coltello di ceramica della Tescoma e un corso di cucina nel nuovo spazio Cook and Books all’interno di Mondadori… l’intervista, i complimenti…ero su un altro pianeta…guardo l’ora: mezzogiorno! Oh cavoli! A mezzogiorno ho una riunione a lavoro…Cioè, oraaaaaaaaa!!!

Inizio a correre come una forsennata , arrivo in studio con la lingua di fuori, entro in riunione...
Secondo voi mi ricordo qualcosa di cosa hanno detto :) ?!?


La foto che vedete qui sopra è del piatto rifatto a casa perché non avevo il telefono con me e non sono riuscita a fotografarlo! E devo dire che era venuto più bello quello della sfida…merito della carne decisamente più spessa, ma per il palato è sicuramente meglio un carpaccio sottile!


E questa invece è la foto dell'allegra brigata di foodblogger con la direttrice di Sale&Pepe Anna Maragliano (l'unica senza cartellina!) e lo Chef Claudio Sadler... Io sono quella al centro  con un sorriso a 32 denti e la mano dello Chef appoggiata sulla spalla! 
Le compagne di avventura?! Partendo da sinistra: Maria di Kitchen in the City, Giulia di Arnalda Gourmet, Ely di Nella cucina di Ely, Paola di La Cucina Piccolina, Erika di La tana del coniglio, Sara di I feel food e Marina di Madamoiselle Marina.


E già che siamo in tema di vittorie vorrei ringraziare di cuore Veronica di Dolci Armonie che mi ha assegnato il primo premio per la mia macedonia "In un prato di frutta"...Io non so cosa stia succedendo in questo periodo, ma se è un sogno, sarà banale dirlo, ma vi prego, non svegliatemi :)!

E anche oggi vi ricordo il mio contest "Wow!Che Dolce" in collaborazione con Noberasco! Vi aspetto!!!

mercoledì 4 luglio 2012

Caesar Salad con mele e Parmigiano Reggiano

Per 4 persone :
4 fette di petto di pollo tagliate abbastanza spesse (circa 150 gr l’una)
1 insalata iceberg grande o 2 piccoline
2 mele granny smith (verdi)
Pamigiano Regiano fresco
2 vasetti di yogurt naturale
4 cucchiaini di senape in grani
4 cucchiaini di senape di Digione
1 cucchiaio di olio evo
1 cucchiaino di succo di limone 




Preparate la dressing sauce mischiando yogurt, senape e olio evo e limone e tenetela da parte.

Lavate l’insalata iceberg intera e ricavatene 4 fette tagliandola come se fosse un pan di spagna tondo.

Grigliate il pollo su una griglia ben calda di modo da renderlo croccante fuori e morbido dentro. Cercate, se riuscite, di girarlo solo una volta. Dopo averlo girato, salatelo e lasciate che completi la cottura. Quando è cotto tagliatelo a fatte in obliquo.

Tagliate qualche fettina di Parmigiano Reggiano fresco dello spessore di mezzo centimetro e ricavatene delle listarelle non troppo sottili.

In ultimo lavate e tagliate a spicchi la mela di modo che non annerisca.
Componete il piatto disponendo sul fondo la fetta di insalata iceberg e disponetevi sopra le fette di pollo grigliato e il dressing sauce di yogurt e senape. Tutto intorno disponete le mele e il Parmigiano alternandoli.



Come mangiarlo?! La presentazione un po’ curata e diversa dal solito rende questo piatto un pochino più particolare di quanto in realtà non sia, ma, secondo me, questa insalata va mangiata mischiando tutto, perché è proprio quando la salsa avvolge tutto che si ha davvero l’esplosione dei sapori. 

E quindi… siete liberissimi di “distruggere” la composizione, tagliare l’insalata, le mele e il pollo in pezzetti più piccoli e mischiare il tutto, aggiungendo, se vi piace (e come può non piacere?!) ancora un pochino di dressing sauce e… Buon appetito!!!

mercoledì 30 maggio 2012

Lo spezzatino del mio papà

So che è un po’ fuori stagione postare lo spezzatino, ma in realtà è un po’ che ho in cantiere questo post, ma non ho mai avuto un pochino di tempo per fare un’introduzione adeguata a questa ricetta. 

Eh si, l’addetto allo spezzatino a casa mia è il mio papà! Ormai si è decisamente specializzato, anche se in realtà gli è venuto benissimo fin dai primi esperimenti! E pensare che in teoria non è nulla di troppo complicato, richiede solo un po’ di pazienza e indubbiamente un po’ di tempo per seguirne la cottura, ma a casa mia, fino a quando non ha preso in mano la situazione papà, dello spezzatino si conosceva solo in nome…E poi, sicuramente un pochino complice la mia passione per la cucina e i miei primi esperimenti con il goulash, che hanno fatto capire che lo spezzatino non è un’entità lontana e irraggiungibile :), hanno fatto si che il Signor Spezzatino si materializzasse miracolosamente nei nostri piatti!!! E che buono!!! Mi piace un sacco…la carne tenera che si scioglie in bocca, il sughetto cremoso e avvolgente e poi, io i carciofi li adoro e così lo spezzatino è diventato una delle richieste per il pranzo della domenica…eh si, perché la domenica anche le food blogger si riposano! (in realtà è proprio quando ”paciugano” di più, ma non vogliono la responsabilità del pasto vero e proprio :)!!!). 

E così ora vi posto direttamente la ricetta del mio papà al quale ho chiesto di scrivermela passo passo e lui, diligentemente, ha segnato ogni passaggio perché in queste ricette (apparentemente semplici) sono proprio i “trucchetti” di ognuno a fare la differenza e i trucchetti del mio papà sono i migliori del mondo :)! …ok, ok, sono di parte, lo so, ma è davvero buono buono!!!

Spezzatino con carciofi
per 3 persone 
500 gr.di spezzatino di vitello 
5 carciofi 
brodo di carne 
vino bianco (Bianchetta Genovese) 
sale 
2 foglie di alloro 
olio evo


Scaldate l'olio in un tegame a fuoco moderato, mettete la carne a pezzi, salatela e fatela rosolare bene da tutti i lati aggiungendo due foglie di alloro fresco. 
Una volta rosolata la carne, versate un abbondante bicchiere di Bianchetta Genovese; alzate la fiamma e fate cuocere per qualche minuto sino a quando la Bianchetta si sarà quasi consumata. 
Aggiungete i carciofi tagliati a spicchi non tanto grandi, rosolateli per qualche attimo assieme alla carne, aggiungete il brodo di carne (ovviamente caldo) in modo da coprire a filo il contenuto del tegame, mescolate e coprite con un coperchio. 
Lasciate cuocere a fuoco lento aggiungendo ancora brodo se necessario, sino a quando la carne sarà diventata tenera (circa 45/60 min.). 
Ed ora........ servite.

Mie note: come per le minestre, il giorno dopo lo spezzatino è ancora più buono perché tutti gli ingredienti si sono amalgamati tra di loro.

domenica 25 marzo 2012

Tra un ponte e l'altro, le famosissime"pinelle"

Riscoprire l'amore per il mio lavoro è stato un po' una fregatura, perché ora lavoro come una forsennata per una quantità di ore da far "accapponare i capelli" (cit.) e tutto ciò a discapito di cosa?!?! ... eh si, proprio del mio amore folle, quello che so che non mi tradirà e deluderà mai, la cucina!
Ma finalmente questo week end un pochino di tempo per spignattare lo ho trovato e così...

"Ma guarda, ha anche fatto le quenelles"
"Cosa?!?"
"Le quenelles"
"Come?!!...Pinelle?!?!"

E quindi queste quenelles di carne cruda con lardo non potevano che essere rinominate "pinelle" perché si, il nome è decisamente più simpatico e meno pretenzioso, anche se la ricetta seppur molto semplice da preparare, il suo perché lo ha...eccome se lo ha!

Quenelles di carne cruda e lardo su letto di carciofi e noci
Per 6 persone:
500 gr di carne di manzo scelta macinata 
150 gr di lardo
4 carciofi
1/2 limone
6 noci
Olio evo 
Sale blu di Persia
Pepe


Pulite i carciofi e metteteli in acqua acidulata con 1/4 di limone.
Sbucciate le noci e tagliatele grossolanamente al coltello.
Tagliate al coltello il lardo e amalgamatelo alla carne macinata condita con olio evo, sale (macinato grossolanamente) e pepe. Mettete a riposare in frigo. 
Tagliate a fettine sottili i carciofi. In una padella mettete 2 cucchiai di olio evo e quando è caldo buttate i carciofi, salateli, pepateli e fateli cuocere a fuoco vivo per 5 minuti girandoli di tanto in tanto di modo che non si brucino. Tagliate al coltello la scorza del limone rimasto e mettetela nei carciofi. Abbassate la fiamma e fate cuocere ancora 3 minuti. Tenete in caldo.
Formate delle quenelles con la carne cruda.
Impiattate disponendo i carciofi sul fondo, poi 2 quenelles e le noci a pezzetti. Completate con una macinata di sale blu di Persia e un filo d'olio evo.

mercoledì 14 marzo 2012

Altro che la solita svizzera...

A Genova non sono molti i ristoranti in cui si mangi davvero bene, nei quali si assaggino cose un po' diverse o cose comuni un po' rivisitate e con il tocco in più, cuochi dai quali imparare qualcosa, spesso esco delusa e insoddisfatta...ma da un annetto e mezzo nei vicoli di Genova un super chef (Alle) e il suo socio da sempre, il sommelier Felice, hanno aperto una Trattoria davvero di livello dove si mangia benissimo, sempre, materia prima eccellente, cura nel presentare i piatti e sempre qualche guizzo di novità che conquista chi ama sperimentare come me e stupisce piacevolmente chi preferisce solitamente gusti più classici...lo si che vi ho incuriositi...il nome?!? ROSMARINO!!! E vi lascio anche il link perché fidatevi...merita!!! Tutte le persone alle quali lo ho consigliato mi hanno ringraziato mille volte e non hanno più smesso di andarci...ormai è super richiesto, ma sono certa che se dite che lo avete conosciuto tramite me Felice vi troverà un posticino sicuramente :)!!!

Perché questo preambolo?! Perché questa svizzera non è tutta farina del mio sacco, anzi, diciamo che è spudoratamente copiata da quella che propone Alle da Rosmarino: la sua è più buona però e ha una panatura di pistacchi e pecorino all'intwrno che la rende davvero fantastica!
Io dovevo fare una cena con la zucca e così, sotto consiglio si Alle, per dare un po' più di carattere alla svizzera ho aggiunto due fettine di guanciale che si sono davvero rivelate "il tocco dello chef"!

Svizzera con porri e guanciale su crema di zucca
Per 2 persone
Per la svizzera:
300 gr di carne macinata scelta
1 porro
2 fette di guanciale
Sale
Pepe
Vino bianco
Per la crema di zucca:
1 fetta di zucca
Olio evo
Sale
Pepe


Per la crema di zucca: fate bollire la zucca in acqua leggermente salata. Quando è pronta frullatela unendo sale pepe e un pochino d'acqua di cottura se necessario. Tenete da parte.
Per la svizzera: affettate il porro a listarelle. Metteteli in padella con un filo d'olio, salatelo e fatelo cuocere 2 minuti a fiamma viva facendo attenzione che non si bruci. Sumatelo con un po' di vino bianco e fatelo evaporare. Abbassate la fiamma e aggiungete un pochino d'acqua. Coperchiate e fate cuocere finché non sarà morbido. Fatelo intiepidire e aggiungetelo alla carne macinata. Aggiustate di sale. Formate le svizzere belle spesse (all'interno rimarranno crude ed è quello il buono!) e sulla superficie disponete il guanciale.
Scaldate una padella antiaderente e quando è bella calda mette la svizzera dalla parte del guanciale che così diventerà croccante e insaporirà la carne. Dopo 2 minuti giratela e fatela cuocere ancora 1-2 minuti.
Impiattate disponendo la crema di zucca sul fondo e la svizzera sopra.

Risultato strepitoso...ma con i consigli di Alle era ovvio non sbagliare :)!!!

martedì 7 febbraio 2012

Tartare di vitello su crema di peperoni e ricotta salata affumicata

Questa si che è una vera figata!!!
So che bisognerebbe non elogiarsi troppo, ma davvero, questa tartare è uno spettacolo!!! Sono proprio soddisfatta!!! Scusatemi...lo so, sono matta, ma temo che la cura non ci sia :)!!!

Domenica al Cibio ho comprato la ricotta salata affumicata sarda (ha più aggettivi questa ricotta di non so cosa, comunque...) ed è qualcosa di meraviglioso! Subito i miei neuroncini ibernati hanno iniziato a mettersi in moto cercando di trovare qualche possibile abbinamento per questa prelibatezza e subito ho pensatoai peperoni come dolce contrasto e alla carne cruda con le mandorle a lamelle come la faccio sempre io...e così ecco cosa è venuto fuori...

Tartare di vitello su crema di peperoni e ricotta salata affumicata
per 4 persone:
400 gr di carne macinata scelta di vitello
mandorle a lamelle
2 peperoni gialli
ricotta salata affumicata sarda
4 cucchiai di panna fresca
4 cucchiai di latte


Per la crema di peperoni: lavate i peperoni e metteteli in forno a 180°C per una ventina di minuti o finché non saranno morbidi e un po' bruciacchiati in superficie. Toglieteli dal forno e metteteli in un sacchetto di carta e fateli raffreddare, quindi spellateli e frullateli con un filo d'olio evo e un pizzico di sale.

Per la tartare: condite la carne con sale e olio evo e tenetela da parte. Tostate le mandorle a lamelle in una padella antiaderente. Con l'aiuto di un cerchio di aluminio (sopra ad un foglio di carta forno) componete la tartare disponendo sul fondo un pochino di mandorle a lamelle, la carne ed infine altre mandorle a lamelle.

Per la crema di ricotta: mettete a scaldare in un pentolino la panna e il latte. Quando sono caldi unite la ricotta grattugiata e fatela sciogliere. Se necessario frullatela per renderla più omogenea.

Componete il piatto disponendo al centro un po' di crema di peperoni, sopra la tartare e nappatene metà con la crema di ricotta. Completate con un filo d'olio evo e una macinata di pepe.

lunedì 14 novembre 2011

Petto d’anatra con marmellata di fichi al Porto e patate croccanti al rosmarino

Qualche settimana fa ho comprato il libro “Il pranzo della domenica” di Gordon Ramsay e quando ho visto la ricetta del petto d’anatra mi sono decisa…Era arrivato il momento di farlo! Lo ho mangiato per la prima volta al Ristorante dove Corrado, lo chef…e che chef!  mi ha insegnato a cucinarlo, ma non avevo mai provato a casa, non che ci voglia un genio, anzi, ma non avevo mai avuto l’occasione o l’idea di una ricetta “come si deve”! Così appena l’ho vista sul libro di Ramsay, prima di andare a dormire ho iniziato a rifletterci un po’ su, e ho partorito questo piatto…A me e ai miei ospiti è piaciuto moltissimo (Elisina e Scuri so che sono aperti a qualsiasi mio esperimento, ma quando anche il Doctor mi ha guardata e mi ha detto che gli piaceva ero davvero contenta perché temevo avrebbe storto un po’ il naso sulla marmellatina di fichi al Porto, e invece no, se l’è lappata tutta!!!).

Petto d’anatra con confettura di fichi al Porto e patate croccanti
Per 4 persone
2 petti d’anatra
Pepe
4 fichi secchi di Cosenza
Porto
4 patate
Rosmarino


Per la marmellata di fichi:
Tagliate i fichi a pezzettini e metteteli in una casseruola con un po' di Porto e un po' d'acqua. Fate cuocere fino a quando saranno morbidi. Frullatene i 2/3.

Per le patate croccanti:
Fate bollire le patate con la buccia. Quando saranno cotte, ossia quando i rebbi di una forchetta entreranno facilmente, scolatele, sbucciatele, tagliatele a rondelle (anche se si disfano un po' va benissimo) e disponetele sulla placca del forno unta con un filo d'olio. Salatele, mettete abbondante rosmarino e un filo d'olio. Infornate a forno già caldo a 180°C per una mezz'oretta. Controllate la cottura, dovranno risultare croccanti.

Per il petto d'anatra:
Incidete la pelle dei petti d'anatra con un motivo incrociato, salate e pepate la superficie. Mettete i petti d'anatra in una padella che vada anche in forno, con il lato della pelle verso il basso e fate cuocere su fuoco molto basso per 10-15 minuti di modo che si sciolga buona parte del grasso, quindi alzate la fiamma e cuocete finché la pelle non sarà croccante. Girateli e scottate l'altro lato per 1-2 minuti. Trasferite in forno caldo (180°C) e cuocete per 8-10 minuti. 

Impiattate disponendo il petto d'anatra tagliato, da un lato le patate croccanti al rosmarino e la marmellata di fichi al Porto.

Una vera goduria...

sabato 22 ottobre 2011

Così la carne è un vero spettacolo...

Giovedì sono andata da Torielli (qui a lato trovate l’indirizzo e il numero di telefono!), il mio negozietto preferito, e chi è di Genova mi capisce benissimo!!! E’ un negozio piccolino, nei vicoli di Genova, una drogheria storico, di quelle di una volta…una certezza! Puoi trovare qualsiasi cosa, anche quello che mai e poi mai avresti pensato esistesse…spezie, frutta secca, zucchero di ogni tipo, cioccolato, farine, marmellate, sciroppi, thé, tisane, legumi, riso, pasta, salse, condimenti, il loro fantastico caffè e mille altre prelibatezze…insomma tutto quello che fa andare in brodo di giuggiole qualsiasi amante della cucina!!! Appena entro non capisco più nulla…vado in uno stato confusionale: aprirei tutti i barattoli che ci sono e assaggerei tutto!!! La maggior parte delle volte entro con l’idea di comprare qualcosa e puntualmente esco con tutt’altro fuorché quello che dovevo comprare!!! E’ l’unico posto in cui fare la coda (perché è sempre pieno proprio per la miriade di bontà che ha!) non mi pesa affatto, anzi, la adoro così posso sentire cosa prendono le persone prima di me, cercare di capire per cosa usano questa o quell’altra spezia e finisce sempre che quando arriva il mio turno prendo un po’ di tutto quello che hanno comprato le persone prima di me :)!
Ecco, tutta questa divagazione per dire che ho comprato il condimento di balsamico (più dolce e con minore acidità rispetto all’aceto balsamico classico), una vera delizia, e ieri sera lo ho usato per preparare lo scamone di manzo con cipolle e aceto balsamico...Se vi piacciono le cipolle e l’aceto balsamico ne andrete completamente matti, altrimenti…inizieranno a piacervi sia le cipolle che l’aceto balsamico perché è troppo troppo buono!!!

Tagliata di scamone all'aceto balsamico
Per 4 persone:
4 filetti di scamone di manzo (o filetto o tagliata)
4 cipolle bionde
Condimento di aceto balsamico
Sale
Olio evo



Tagliate a fettine sottili le cipolle e mettetele in una padella con un filo d’olio, un po’ di sale e mezzo bicchiere d’acqua, coperchiate e lasciate stufare finché non saranno morbide. Quindi alzate la fiamma e bagnate con 4 cucchiai di condimento balsamico (o anche di più se vi piace…io ovviamente ho abbondato!!!), fate evaporare quindi aggiungete la carne e fate si che si formi la crosticina da un lato quindi  giratela. Fatela cuocere poco di modo che rimanga la crosticina esterna e al sangue all’interno (ovviamente cercate di usare carne buona che non dia né acqua né sangue altrimenti rischia di sobbollire o di rovinare il sughettino).
Io la ho servita con delle patatine arrosto fatte molto velocemente con delle patate bollite che mi erano avanzate: le ho tagliate a cubettini e messe in padella con un filo d’olio e un rametto di rosmarino. Rimangono croccanti fuori e morbidissime dentro :)!

lunedì 10 ottobre 2011

Goulash di manzo con patate

Scusate se sono stata latitante per due giorni, ma questa cavolo di influenza (o come dice il MIO Dottore, il simpatico batterio che ha deciso di accamparsi nella mia povera gola!) mi ha buttato parecchio giù...
Ovviamente però una "cooking victim" come me non poteva certo stare due giorni con le mani in mano :)!!!
Sabato mattina, anche se ero rintronata come una campana, visto che avevo dello spezzatino di manzo in frigo ho deciso di provare a fare il goulash, o quantomeno una mia versione del goulash :)! E vi dirò, nonostante tutto, non è venuto per niente male!!!

Goulash di manzo con patate
Per 2 persone:
300 gr di spezzatino di manzo

2 cipolline bionde
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
2 cucchiaini di paprika dolce
salsa di pomodoroBrodo di carne
2 patate




In una casseruola mettete un po' d'olio evo, quando è caldo aggiungere la cipolla tritata grossolanamente, far rosolare un pochino e aggiungere mezzo mestolo di brodo caldo (di modo che la cipolla si stufi e non soffrigga). Quando il brodo è evaporato, alzare la fiamma e aggiungere la carne. Far rosolare bene. Aggiungere la paprika e il concentrato di pomodoro. Dopodiché  aggiungete un mestolo di salsa di pomodoro e due mestoli di brodo caldi. Salate. Coperchiate e fate cuocere per un'ora e mezza, aggiungendo brodo caldo se si asciugasse troppo.Mentre il goulash cuoce, sbucciate due patate, tagliatele in 4 e letterale a cuocere in acqua fredda. Fatele cuocere per un quarto d'ora da quando le mettete sul fuoco (arriveranno più o meno a metà cottura). Scolatele e tenete da parte l'acqua di cottura.
Quando manca un quarto d'ora prima che in goulash sia pronto, aggiustate di sale e aggiungete le patate e un metà mestolo di acqua di cottura delle patate. Portate a termine la cottura.Servitelo bello caldo.

Se lo mangiate il giorno dopo è meglio che lo facciate senza patate, perché il gusto delle patate riscaldate non è un granché. Quindi fate semplicemente cuocere le patate il giorno dopo e le aggiungete al goulash con il mestolino di acqua di cottura delle patate stesse, fate cuocere un quarto d'ora (di modo che le patate finiscano di cuocere) o finché il tutto non sarà bello amalgamato e servite subito!

Io avevo solo la paprika dolce, ma quella più piccante è ancora meglio! Se anche voi avete solo quella dolce e vi piace il piccantino potete aggiungere un pochino di peperoncino in polvere :)!